Sono sulla via del ritorno dopo queste intense giornate dedicate a Mario e desidero condividere qualche pensiero che sta abitando la mia mente.
Quando cinque anni fa decisi di vivere l’esperienza del Cammino di Santiago, non sapevo assolutamente dove mi avrebbe condotto. Sentivo solamente il desiderio di mettermi in cammino in un momento in cui la mia vita sarebbe decisamente cambiata ed io, di essa, mi accingevo a vivere il mio “terzo tempo”.
Proprio lungo quel cammino si è palesata la figura di Mario. Non lo conoscevo, seppure in vari modi e momenti ero passato a lui vicino e mi ero relazionato, direi abbastanza frequentemente con i suoi familiari.
Mario un illustre sconosciuto; Mario una meteora, una stella che aveva lasciato una luminosa scia nel firmamento scout, della fede e della poesia.
Ho ascoltato la sua storia e quella di chi lo ha pianto; ho rivisto sotto altra luce le vicende umane della sua famiglia e, infine, ho appreso di quei tanti segni accaduti dopo la sua morte, per tanti anni.
Ho pensato che ci fosse abbastanza materia per appassionarmi, per approfondire, per cercare qualche risposta e per condividere qualche domanda. Ho ritenuto che avrei potuto ripercorrere le sue orme per ritrovare qualcosa di me stesso.
Inizia così; inizia senza sapere dove arrivare; inizia per un senso di giustizia, di storia, di impegno. Da sempre non mi piace vivere, ascoltare e raccontare storie lasciate a metà; soprattutto senza spiegazioni.
Un cammino è una strada, una meta, un obiettivo: lungo quella strada ho chiesto a tanti di accompagnarmi; ci siamo radunati, abbiamo parlato e ci siamo confrontati. Poi i passi più concreti e così via via si è dipanata la strada.
Mario è apparso sempre più chiaro. Non era lontano; stava aspettando e con gioia si è aperto nelle nostre menti e nei pensieri. Ci ha portato verso orizzonti nuovi, non sempre chiari.
Mario ha aperto il suo scrigno: era un tesoro ancora vivo a cui attingere a piene mani; un verde prato dove piantare qualche tenda e ascoltare.
Sentieri di vita e di speranza; Sentieri costellati di esperienze, di vicende, di relazioni e di persone. Sentieri vicini e lontani dai quali arrivavano segnali di luce e di vita.
Sentieri scout ma non solo; Sentieri dove la poesia scorreva insieme al suo desiderio di andare. Sentieri dell’anima, del cuore che si dirigevano verso orizzonti sempre più apparentemente vicini.
Ho scoperto Mario, l’ho immaginato, l’ho letto e approfondito; sentito vicino, sfiorato. Ho avuto l’idea di sentire la sua voce e, comunque, con lui ho parlato.
Se penso a questo tempo passato, dico che Mario è stato continua scoperta; ha tramesso il fascino dei suoi scritti, pensieri e convinzioni.
Mario mi ha testimoniato che da scout si può diventare ottimi cittadini e bravi cristiani.
Nella sua ordinarietà e semplicità mi ha confermato che tutti possiamo contribuire a lasciare un mondo migliore: basta volerlo ed essere i primi a non accettare compromessi.
Posso affermare che Mario è lo scout che volevo essere e che desidero che gli altri conoscano.